Dal disagio un appello

 

 

Per pubblicare questo breve intervento ho aspettato che si chiarisse il quadro  degli arrivi e delle partenze per la nostra comunità pastorale. Dalla fine di maggio ad oggi si sono inseguite diverse ipotesi circa la presenza dei sacerdoti nelle nostre tre parrocchie: nella distribuzione del clero le diverse scelte nascono dall’intreccio tra le esigenze  della diocesi e i desideri,  le fatiche e i carismi dei singoli preti.

Il risultato finale di questo prolungato discernimento sulla nostra comunità non è certo esaltante. Don Andrea lascia Santa Gemma per diventare responsabile di una comunità pastorale nel quartiere Gallaratese di Milano: a lui il nostro augurio e  il nostro grazie fraterno perché  la sua presenza, iniziata nel 2007,  si è sempre caratterizzata per un apporto intelligente e stimolante per il nostro cammino  pastorale. Un grazie grande anche a don Guido, che,  chiamato a diventare responsabile del Collegio Ballerini di Seregno, ha voluto comunque rimanere in San Pio X come vicario della comunità pastorale: superfluo aggiungere che la sua disponibilità è seriamente condizionata dal servizio alla scuola.

Non arriveranno altri sacerdoti nelle nostre parrocchie,  anche se mi hanno assicurato che in ottobre verrà a risiedere in Duomo un prete,  anziano per l’anagrafe ma giovanissimo nello spirito, che potrà aiutarci  per le celebrazioni. Colgo l’occasione per ringraziare di cuore don Emilio Caprotti e don Giampiero Crippa, che risiedono nella nostra  comunità senza incarichi specifici, ma  sono sempre disponibili in caso di necessità.

Nel momento del disagio la tentazione della lamentela, del confronto, della critica è forte, ma non ci porta da nessuna parte.                                                            Piuttosto la situazione, obiettivamente difficile, ci induce a pregare con maggiore consapevolezza per le vocazioni sacerdotali e a rilanciare un appello accorato all’impegno dei laici. Precisiamo: se anche avessimo due preti per ogni parrocchia,  tutti i  battezzati dovrebbero comunque sentirsi protagonisti della conduzione della comunità e della testimonianza missionaria, ma la situazione rende questa corresponsabilità più urgente.                                                                                             Catechesi dei ragazzi,  pastorale familiare,  pastorale prebattesimale,  volontariato in  oratorio, attenzione alle famiglie povere, amministrazione e gestione degli ambienti…sono solo alcuni dei settori che devono vedere un coinvolgimento più ampio delle nostre famiglie,  vincendo la tentazione di guardare alle persone già impegnate dicendo: “Ci sono già loro…”  Deve invece nascere nel cuore di ciascuno  la domanda: ”Io, in questo momento, cosa  posso donare al Signore e alla mia comunità?”

don Marco