Santo Patrono

S. Pio X (al secolo Giuseppe Sarto)

Amava definirsi “un povero parroco di campagna” e, quando qualcuno lo chiamava “Padre santo”, egli correggeva: “Non santo, ma Sarto”. Papa Sarto nacque il 2 giugno 1835 a Riese, nel trevigiano. Fu battezzato il giorno seguente col nome di Giuseppe Melchiorre. Il padre, messo comunale, morì presto lasciando la moglie Margherita Sanson con dieci figlioletti da allevare. “Bepi”, secondogenito, avrebbe voluto interrompere gli studi seminaristici per dare una mano in famiglia. Ma la coraggiosa madre lo esortò a seguire la strada intrapresa. Consacrato sacerdote a 23 anni, per nove anni fu cappellano a Tombolo (VE); per nove parroco a Salzano (VE); per altri nove canonico e direttore spirituale a Treviso; ancora per nove anni Vescovo di Mantova (dal 1884) e per i successivi nove Cardinale Patriarca di Venezia (dal 1893); fu eletto Papa il 4 agosto 1903. (Singolare questa ripetuta cadenza novennale!)

Era appena iniziato il Novecento, orgogliosamente salutato, da talune correnti filosofiche e di pensiero soprattutto in Europa, come l’inizio di un’era nuova in cui l’umanità , per effetto delle recenti scoperte della scienza e della tecnica, avrebbe potuto fare a meno di Dio e della religione; come tutti sappiamo sarebbe stato, invece, un secolo segnato da avvenimenti epocali, drammatici e contraddittori: da un lato, un sorprendente progresso tecnico-scientifico e – almeno per taluni popoli! – grandi conquiste civili e sociali, dall’altro, le tragedie e gli orrori provocati da due guerre mondiali e dalla lunga e vasta dominazione di due aberranti e disumani sistemi socio-politici, il comunismo e il nazismo; anche la Chiesa cattolica, all’inizio del secolo, era attraversata, almeno in parte, dalla subdola eresia modernista.

Proprio all’inizio di questo secolo, Papa Sarto, di modeste origini venete (era dal lontano Medioevo che sulla cattedra di Pietro non sedeva un umile figlio di contadini), si rivelò pontefice di grande statura per la Chiesa e per la storia.

Il suo pontificato fu eccezionalmente fecondo per l’organizzazione interna della Chiesa. Poco incline alle sottigliezze diplomatiche, non curò i rapporti della Chiesa con il potere politico e i suoi atteggiamenti intransigenti crearono attriti con la Russia, gli Stati Uniti (rifiutò perfino la visita di Theodore Roosevelt), la Germania, il Portogallo e la Francia, della quale respinse la legge sulla separazione dello Stato dalla Chiesa; si occupò positivamente della questione romana e dell’Azione Cattolica italiana. Il papa dell’amabilità si mostrò particolarmente ostile a ogni apertura che potesse essere scambiata per accettazione del modernismo, eresia serpeggiante anche in seno al clero: persino il beato Andrea Carlo Ferrari, all’epoca Cardinale Arcivescovo di Milano, ne fu ingiustamente sospettato.

Il suo motto ” Instaurare omnia in Christo” (Ef. 1,10) si tradusse in vigile attenzione alla vita interna della Chiesa: promosse la riforma liturgica e il canto sacro, curò la formazione dei sacerdoti, affermò che la partecipazione ai santi misteri è la fonte prima e indispensabile per la vita cristiana, favorì l’istruzione religiosa dei bambini col Catechismo e li ammise alla Comunione in giovanissima età ; abbattè le secolari barriere che separavano la Curia romana dalla pratica pastorale, codificò il diritto canonico. Dotato di equilibrio e discrezione, di prudenza e di forza, nonostante avesse una concezione centralista del governo della Chiesa, altro non si propose se non di essere il servo di tutti e la sua disponibilità fu davvero un fatto nuovo nei palazzi vaticani. Il Papa veneto, sorridente e arguto, scambiava una parola con tutti, senza badare alle regole del protocollo. Povero tra i poveri, per recarsi al conclave ebbe in prestito il denaro per il biglietto ferroviario, di andata e ritorno, convinto com’era che lo Spirito Santo non avrebbe fatto lo sbaglio di suggerire al Sacro Collegio la sua elezione a Papa. Morrà il 20 agosto 1914, addolorato per la guerra che già sconvolgeva l’Europa.

Il 3 giugno 1951 Papa Pio X viene beatificato in San Pietro da Pio XII che poco tempo dopo, il 29 maggio 1954, lo proclamerà santo. Prima di San Pio X, l’ultimo papa canonizzato dalla Chiesa era stato, nel 1712, San Pio V – Antonio Ghisleri da Alessandria, papa dal 1566 al 1572 – il pontefice che diede attuazione alle grandi riforme della Chiesa decise dal Concilio di Trento.

La memoria liturgica di San Pio X è celebrata dalla Chiesa il 21 agosto; la nostra Parrocchia lo ricorda solennemente ogni anno con la festa patronale tradizionalmente fissata alla terza domenica di settembre. Nella Diocesi di Milano cinque sono le parrocchie intitolate a San Pio X, circa 90 in Italia, oltre 300 nel mondo. Tutti noi invochiamone il patrocinio sulla nostra comunità e sulla Chiesa universale.

( note biografiche liberamente tratte da un testo di Piero Bargellini, dal sito web: www.lalode.com)

A chi volesse approfondire la conoscenza della figura e dell’opera pastorale di San Pio X suggeriamo il bel sito web: Museo S. PIO X.

Un cimelio custodito in parrocchia: una foto di Papa Pio X del 7 marzo 1908 con dedica autografa.

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La dedica recita:

Alla diletta figlia Signorina Antonietta Radice Fossati impartiamo di cuore l’Apostolica Benedizione. Pius P. P. X