Santo Patrono

STORIA DI SAN BIAGIO

Gli atti di questo martire, privi di consistenza storica, furono popolarissimi a partire dall’alto medioevo sia in Oriente sia in Occidente, dove giunsero attraverso diverse traduzioni latine (BHL 1376-1380) di un testo greco (BHL 276-277).

Biagio avrebbe subito il martirio per decapitazione, dopo una serie di torture (la più celebre delle quali è la scarnificazione con pettini per cardare la lana) inflittegli da un governatore romano di nome Agricola, e dopo aver miracolosamente camminato sulle acque di un lago nel quale il persecutore intendeva annegarlo; insieme a Biagio avrebbero subito il martirio sette donne e due fanciulli, figli di una di queste. In realtà, nella redazione più antica della storia il collegamento fra il martirio di Biagio e quello delle donne è piuttosto labile, assicurato soltanto da un elemento strutturale (il fatto che la storia di Biagio fa da cornice a quella delle donne), e anzi al racconto delle torture inflitte alle sette sante è riservato uno spazio maggiore.

Se nel racconto del martirio la vicenda del santo non appare diversa dalla tipologia abituale degli atti dei martiri, più singolari e caratteristici sono gli elementi di contorno. Biagio, uomo retto e probo, viene eletto vescovo della città, ma anziché risiedervi preferisce recarsi sulle montagne in una sorta di eremitaggio; qui lo vengono a visitare gli animali selvatici, che il santo tratta con rispetto e cura quando malati o feriti. Allo scoppio della persecuzione, i soldati inviati sul monte per catturare le fiere da far combattere con i cristiani nel circo scoprono la spelonca del santo, proprio per la grande quantità di animali selvatici che stazionano nei suoi pressi, e lo arrestano. Lungo la strada del ritorno, che si immagina piuttosto lunga, il santo converte molti pagani e compie due celebri miracoli. Il primo è il risanamento di un bambino che aveva una lisca di pesce in gola; è il santo stesso a dirci di avere dei poteri taumaturgici in questo senso, e di poter intercedere presso Dio a favore di chi, uomini o animali, avesse malanni dello stesso genere. Il secondo è la restituzione di un maiale a una vedova cui un lupo l’aveva rubato; più tardi, quando la donna andrà a visitare il santo, ormai rinchiuso nel carcere cittadino, recandogli la testa e i piedi dei maiale, assieme a frutti e semi e a ceri, Biagio accetterà i doni chiedendo di celebrare in futuro la sua memoria con gli stessi oggetti, cosa che ella farà quando riceverà la notizia della morte del santo.

La storia di Biagio appare dunque strettamente legata ad un mondo contadino e pastorale. Come oggi la leggiamo, la Passio appare in larga misura eziologica, perché fornisce un presupposto storico a usanze e riti che evidentemente erano già in vigore quando essa venne scritta, ma dei quali si era persa nozione dell’origine, con ogni probabilità da ricercarsi in culti e credenze precedenti al cristianesimo. Il potere di Biagio guaritore (inevitabilmente nella tradizione al santo si attribuirà la professione di medico; ma si tratta con ogni evidenza di una interpretazione dei suoi poteri taumaturgici) si esercita sugli animali ancor prima che sugli uomini; è particolarmente efficace quando applicata a infermità di un genere ben determinato; prevede una ritualità e un simbolismo ben preciso. Singolare è il fatto che sia il santo stesso a esplicitare quali siano i suoi poteri, quali riti debbano essere compiuti per renderli attivi, coni vadano effettuate le celebrazioni in su onore. Si osservi che il potere taumaturgico del santo non è legato a un determinato luogo, ma piuttosto a determinati oggetti (i ceri, i prodotti della terra): non esiste, o non è menzionato, un santuario di Biagio nel luogo di martirio Il suo magistero episcopale nella città di Sebaste appare quanto meno dubbio, perché il santo, pur essendo definito e nominato vescovo, non si comporta come tale, e anzi non pare avere rapporti precisi con la sua comunità. È più probabile che il nome della città sia stato scelto soprattutto per il grande numero di martiri che le venivano attribuiti: anche la morte di Biagio è legata a quella di una sorta di città santa, conosciuta in Oriente e in Occidente soltanto come culla di martiri. Come si vede, le coordinate di natura geografica appaiono assai evanescenti; ancora di più lo sono quelle di carattere cronologico, perché il martirio non è databile sotto un particolare sovrano (la tradizione più antica rintracciabile, notevolmente posteriore, fa il nome dell’imperatore Licinio: 307-323).

Alle caratteristiche di santo guaritore e al suo legame con abilità e poteri tipici del mondo agricolo e pastorale si deve l’enorme diffusione che la leggenda del santo ebbe in Oriente come in Occidente.

Fin dal VI sec. il greco Ezio di Amida, autore di trattati medici, citava l’intercessione del santo come potente rimedio contro le malattie della gola; e se questa parte del corpo fu sempre ritenuta quella più direttamente sottoposta alla sua azione, le credenze popolari considerarono l’intervento di Biagio utile anche per malattie più generali e anche per altre infermità specifiche (disturbi agli occhi, in area francese; alla vescica, in area tedesca).

Altrettanto potente è considerato Biagio come protettore degli animali domestici e come propiziatore del raccolto; la data della sua festa (3 febbraio in Occidente, 11 in Oriente), che coincide in alcune regioni dell’Europa meridionale con quella della prima semina, si ricollega alla ritualità della benedizione dei semi.

Non c’è regione d’Europa che non conosca un culto di Biagio, o non vanti il possesso di sue reliquie. reliquia-di-san-biagio Egli è, tra l’altro, il patrono di Dubrovnik; un importante monastero gli era dedicato nella Selva Nera, in Germania; era titolare di una chiesa a Costantinopoli; miracolose reliquie si trovavano a Canterbury. In Baviera nel tardo medioevo il suo culto fu associato con quello di altri santi guaritori nel gruppo dei «Quattordici ausiliatori», che ebbe grande diffusione in tutto il mondo germanico e nordico nell’età moderna. In Italia il culto di Biagio è particolarmente diffuso al Sud, dove sono numerosissime le chiese a lui dedicate.

Caratteristici sono i riti per la sua festa, che prevedono la benedizione dei cibi e della gola con due ceri accesi incrociati e che si ricollegano direttamente alle istruzioni che, secondo la Passio, il santo diede alla madre del bambino guarito e alla vedova su come celebrare la sua memoria e invocare il suo aiuto. In alcune aree si procede anche alla benedizione dei semi, per propiziare il raccolto; altrove vengono mangiati dei pani rituali, attraverso i quali i fedeli ottengono la protezione dai malanni della gola.

Nelle rappresentazioni iconografiche il santo appare in abbigliamento da vescovo, talvolta con in mano un pettine di ferro, a rappresentare gli strumenti con i quali fu torturato; altre volte appaiono raffigurati o almeno simboleggiati i celebri miracoli della guarigione dei bimbo e della restituzione del maiale. Il simbolo più tipico è però quello dei due ceri incrociati, a ricordo del rito istituito da Biagio. Le raffigurazioni più antiche in Occidente risalgono all’XI sec. e diventano frequentissime nel basso medioevo, in concomitanza con il diffondersi della leggenda e del culto del santo. Fra le opere più celebri si possono segnalare una pala di Hans Memling nella Cattedrale di Lubecca e un dipinto di Cranach (raffigurante i Quattordici Ausiliatori) ora a Hampton Court.

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(1989-1990), pp. 73-83.

BSS, II, 158-170; LMA, II, 226 e VI, 1283-1285.
P. Chiesa