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La Défense, Paris

Parrocchia di San Biagio

La Parrocchia

La parrocchia di san Biagio ha radici cristiane profonde, sviluppatesi in oltre 420 anni di storia: la parrocchia è stata fondata, infatti, nel 1584 (18 giugno 1584, cardinale arcivescovo Carlo Borromeo). Una tradizione, dunque, “importante”, di cui la comunità parrocchiale di san Biagio è orgogliosa custode. La parrocchia di san Biagio copre un territorio assai vasto della città e tra i più popolosi. Una parte consistente della popolazione (che coincide anche con la parte più ‘presente’ nella vita parrocchiale) è costituita da famiglie radicate ‘storicamente’ su questo territorio e presenti da più generazioni.

Dal 1963 al 1994 è stato parroco don Mario Tomalino. A lui si deve la realizzazione dell’idea da tempo in gestazione di dotare la comunità parrocchiale di una nuova chiesa più confacente alle nuove necessità e rispondente ai principi salienti della riforma liturgica in atto in quegli anni. La bellissima chiesa, costruita su progetto dell’architetto Caccia Dominioni, fu inaugurata con la messa di Natale celebrata da Mons. Ferdinando Maggioni (figura assai importante nella storia della parrocchia) e consacrata il 21 ottobre 1968 dal cardinale arcivescovo Giovanni Colombo. A don Mario si deve anche la costruzione della nuova scuola materna e del centro educativo sull’area delle preesistenti strutture fatiscenti e pericolanti (1971).

Nel 1984 fu completato il complesso parrocchiale con la costruzione della torre campanaria.

In quegli anni un intensa attività edilizia aveva fatto crescere in Monza nuovi quartieri la cui popolazione era aumentata rapidamente, per cui nel 1972 iniziarono i lavori per la nuova chiesa di S. Pio X nel rione Cazzaniga, diventata parrocchia con decreto del 20 febbraio 1975.

Successivamente si fece pressante anche l’esigenza di una chiesa sussidiaria nella zona Parco che, con i contributi economici dei parrocchiani, fu costruita in pochi mesi nel 1982, dedicata a S. Gemma Galgani, e divenuta parrocchia autonoma il 1 ottobre 1994.

Nel 1994 viene inaugurata la Casa dell’Accoglienza, la struttura che la parrocchia ha costruito per l’accoglienza dei disabili. Sul terreno dell’antico Circolo degli uomini cattolici – angolo via Monti e Tognetti e via Caronni – la parrocchia ha realizzato una moderna e funzionale costruzione su due piani che oggi accoglie, come casa alloggio San Biagio, una quindicina di ospiti.

Gli anni ’80 e ’90 sono anni di grandi trasformazioni sociali ed enfatizzano una tendenza già ampiamente apparsa nel corso degli anni ’70 di progressivo affievolirsi della dimensione religiosa, soprattutto nella componente più giovane della popolazione. San Biagio non è esente dal fenomeno di accentuata secolarizzazione, pur mantenendo la comunità parrocchiale buoni livelli di partecipazione alla vita religiosa.

La colorazione ‘sanbiagina’ – molto evidente fino agli anni ottanta – ha incontrato, anche con frutto, presenze e culture che, da una parte, ne hanno ‘svecchiato’ la profonda tradizione e, dall’altra, hanno contribuito ad immettere nuove idee, nuovi stimoli e nuove ‘criticità’ (questa impressione è evidente soprattutto attraverso lo sguardo che deriva dall’oratorio, dalla scuola, dal Corso Fidanzati, dalla richiesta dei Battesimi, dall’attività degli operatori della San Vincenzo parrocchiale).
Per questo, quando nel 1994 don Mario rinuncia all’incarico per raggiunti limiti di età e viene nominato parroco don Maurizio Rolla, coadiuvato dai vicari parrocchiali fino al 2000 e in seguito don Alberto Torriani, inizia per la comunità un periodo di forte cambiamento, di re-interpretazione della tradizione, per intercettare i cambiamenti, per imparare a valutare l’evoluzione rapida del contesto sociale e la nuova realtà delle famiglie, per vivere a fondo la sfida della nuova evangelizzazione. Di tutto questo è traccia il primo progetto pastorale della parrocchia (1997).

Al centro di tutto è stata posta l’Eucaristia, cuore della vita della comunità. Di qui l’attenzione particolare alla Liturgia, con la creazione di un gruppo liturgico e, nel 2005, l’istituzione dei ministri straordinari dell’Eucaristia, incaricati di portare la comunione nelle case dei malati e degli anziani impossibilitati a recarsi in chiesa. La cura della Liturgia si esprime anche nell’incoraggiare la recita comune della liturgia delle ore, nell’adorazione eucaristica settimanale, nel rosario nei condomini nel mese di maggio, nelle feste tra cui quella di lunghissima tradizione di S. Biagio.

L’altra forte attenzione di quegli anni è stata quella volta alle attività di formazione degli adulti con la proposta di Lectio divina mensile (tuttavia poco partecipata), l’impegno a sostenere il percorso delle catechiste di I.C, l’interfacciamento quotidiano con le famiglie dei ragazzi che frequentano le scuole parrocchiali, la disponibilità di alcune coppie per accompagnare e sostenere la preparazione al matrimonio, l’attenzione alle giovani coppie come segno di accoglienza e aiuto all’inserimento nella comunità parrocchiale, i gruppi familiari, gli incontri formativi coi genitori dei battezzandi e dei ragazzi dell’Iniziazione Cristiana, la settimana dell’Educazione: collocata fra la domenica della famiglia (quarta di gennaio) e la domenica della vita (prima di febbraio), la settimana dell’Amen: collocata fra l’ultima domenica di aprile e la prima domenica di maggio, che è solitamente dedicata alla giornata mondiale di preghiera per le vocazioni e si propone di sottolineare appunto l’aspetto vocazionale della vita cristiana.

Molto viva è stata anche l’attenzione al ministero della Carità: lo sforzo intrapreso è stato quello di diffondere in tutta la comunità parrocchiale una mentalità e uno spirito di carità diffuso, così da superare il limite di pensare che questo potesse rimanere un compito riservato agli ‘addetti ai lavori’ (operatori della San Vincenzo, della Caritas, UNITALSI, Casa dell’Accoglienza). Un aspetto di questa attenzione è la pastorale dei malati che promuove il costante impegno di tutta la comunità a sostenerli e confortarli con la preghiera sia individuale che comunitaria e, laddove possibile, con la visita nelle case, anche con momenti particolari e ‘organizzati’ (esempio: alla Domenica delle Palme la distribuzione dell’ulivo benedetto nelle case dei malati da parte del gruppo giovani e adolescenti).

L’Amico in famiglia è il ‘vademecum’ pratico, agile e prezioso per tener vive le attenzioni e le informazioni della nostra vita parrocchiale.

Dall’ agosto 2007 è stato nominato parroco don Marco Oneta che dall’8 gennaio 2009, con la costituzione della comunità pastorale Ascensione del Signore, è diventato anche responsabile della comunità pastorale e parroco di ciascuna delle tre parrocchie. Per la comunità parrocchiale di S. Biagio è stata una prova non facile, legata com’era alla figura importante e familiare del parroco precedente; tuttavia essa ora è incamminata con fede e speranza, sotto la guida di don Marco, verso le nuove, anche se magari faticose, prospettive aperte dal confronto e la comunione con le altre parrocchie.

Data la sua lunghissima storia, la parrocchia di S. Biagio è ricca di strutture, associazioni e gruppi (oltre a quelli già citati che operano nella pastorale ordinaria).

La scuola parrocchiale (materna, elementare e media); Il grande oratorio, staccato dal complesso parrocchiale, è stato ristrutturato nel 2003; nelle sale del sotterraneo della torre campanaria è ospitato il centro culturale “La Rotonda di S. Biagio” che organizza conferenze, mostre e concerti; il Coro S. Biagio, fondato nel 1969, oltre al servizio liturgico, negli ultimi anni ha diversificato la sua attività partecipando a diverse rassegne e concerti; il Doposcuola attivo dal 2000 che offre supporto scolastico a ragazzi tra i 6 e i 13 anni con particolari situazioni di disagio; la Società Sportiva Pro Victoria, fondata nel 1906, inizialmente per il calcio, ha ora anche la pallavolo sia maschile che femminile e dal 1993 dispone di un centro sportivo in via S. Andrea.

Da settembre 2019 il Parroco don Marco Oneta lascia la Comunità Pastorale, che accoglie il nuovo Parroco don Umberto Oltolini.

Nell’anno centenario dalla nascita (Monza 1920 – Mumbay 1956) e in prossimità dell’ottava ricorrenza del decreto di Papa Benedetto XVI con il quale viene riconosciuta la Venerabilità della nostra parrocchiana missionaria in India Madre Fernanda Riva, domenica 21 Giugno viene celebrata una S. Messa solenne di ringraziamento da S.E. Mons. Erminio De Scalzi, Vescovo ausiliare di Milano, alla presenza di un nutrito gruppo di Madre Canossiane, di alcuni parenti di Madre Fernanda e della Comunità parrocchiale. Nel corso del suo breve passaggio sulla terra Madre Fernanda ci ha detto con chiarezza che l’educazione delle nuove generazioni è un mezzo privilegiato per l’annuncio del Vangelo.

 Da settembre 2021 don Alessandro Cesana lascia la Comunità Pastorale, che accoglie il nuovo vicario parrocchiale don Alberto Angaroni.

Il Santo Patrono

Gli atti di questo martire, privi di consistenza storica, furono popolarissimi a partire dall’alto medioevo sia in Oriente sia in Occidente, dove giunsero attraverso diverse traduzioni latine (BHL 1376-1380) di un testo greco (BHL 276-277).

Biagio avrebbe subito il martirio per decapitazione, dopo una serie di torture (la più celebre delle quali è la scarnificazione con pettini per cardare la lana) inflittegli da un governatore romano di nome Agricola, e dopo aver miracolosamente camminato sulle acque di un lago nel quale il persecutore intendeva annegarlo; insieme a Biagio avrebbero subito il martirio sette donne e due fanciulli, figli di una di queste. In realtà, nella redazione più antica della storia il collegamento fra il martirio di Biagio e quello delle donne è piuttosto labile, assicurato soltanto da un elemento strutturale (il fatto che la storia di Biagio fa da cornice a quella delle donne), e anzi al racconto delle torture inflitte alle sette sante è riservato uno spazio maggiore.

Se nel racconto del martirio la vicenda del santo non appare diversa dalla tipologia abituale degli atti dei martiri, più singolari e caratteristici sono gli elementi di contorno. Biagio, uomo retto e probo, viene eletto vescovo della città, ma anziché ri

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siedervi preferisce recarsi sulle montagne in una sorta di eremitaggio; qui lo vengono a visitare gli animali selvatici, che il santo tratta con rispetto e cura quando malati o feriti. Allo scoppio della persecuzione, i soldati inviati sul monte per catturare le fiere da far combattere con i cristiani nel circo scoprono la spelonca del santo, proprio per la grande quantità di animali selvatici che stazionano nei suoi pressi, e lo arrestano. Lungo la strada del ritorno, che si immagina piuttosto lunga, il santo converte molti pagani e compie due celebri miracoli. Il primo è il risanamento di un bambino che aveva una lisca di pesce in gola; è il santo stesso a dirci di avere dei poteri taumaturgici in questo senso, e di poter intercedere presso Dio a favore di chi, uomini o animali, avesse malanni dello stesso genere. Il secondo è la restituzione di un maiale a una vedova cui un lupo l’aveva rubato; più tardi, quando la donna andrà a visitare il santo, ormai rinchiuso nel carcere cittadino, recandogli la testa e i piedi dei maiale, assieme a frutti e semi e a ceri, Biagio accetterà i doni chiedendo di celebrare in futuro la sua memoria con gli stessi oggetti, cosa che ella farà quando riceverà la notizia della morte del santo.

La storia di Biagio appare dunque strettamente legata ad un mondo contadino e pastorale. Come oggi la leggiamo, la Passio appare in larga misura eziologica, perché fornisce un presupposto storico a usanze e riti che evidentemente erano già in vigore quando essa venne scritta, ma dei quali si era persa nozione dell’origine, con ogni probabilità da ricercarsi in culti e credenze precedenti al cristianesimo. Il potere di Biagio guaritore (inevitabilmente nella tradizione al santo si attribuirà la professione di medico; ma si tratta con ogni evidenza di una interpretazione dei suoi poteri taumaturgici) si esercita sugli animali ancor prima che sugli uomini; è particolarmente efficace quando applicata a infermità di un genere ben determinato; prevede una ritualità e un simbolismo ben preciso. Singolare è il fatto che sia il santo stesso a esplicitare quali siano i suoi poteri, quali riti debbano essere compiuti per renderli attivi, coni vadano effettuate le celebrazioni in su onore. Si osservi che il potere taumaturgico del santo non è legato a un determinato luogo, ma piuttosto a determinati oggetti (i ceri, i prodotti della terra): non esiste, o non è menzionato, un santuario di Biagio nel luogo di martirio Il suo magistero episcopale nella città di Sebaste appare quanto meno dubbio, perché il santo, pur essendo definito e nominato vescovo, non si comporta come tale, e anzi non pare avere rapporti precisi con la sua comunità. È più probabile che il nome della città sia stato scelto soprattutto per il grande numero di martiri che le venivano attribuiti: anche la morte di Biagio è legata a quella di una sorta di città santa, conosciuta in Oriente e in Occidente soltanto come culla di martiri. Come si vede, le coordinate di natura geografica appaiono assai evanescenti; ancora di più lo sono quelle di carattere cronologico, perché il martirio non è databile sotto un particolare sovrano (la tradizione più antica rintracciabile, notevolmente posteriore, fa il nome dell’imperatore Licinio: 307-323).

Alle caratteristiche di santo guaritore e al suo legame con abilità e poteri tipici del mondo agricolo e pastorale si deve l’enorme diffusione che la leggenda del santo ebbe in Oriente come in Occidente.

Fin dal VI sec. il greco Ezio di Amida, autore di trattati medici, citava l’intercessione del santo come potente rimedio contro le malattie della gola; e se questa parte del corpo fu sempre ritenuta quella più direttamente sottoposta alla sua azione, le credenze popolari considerarono l’intervento di Biagio utile anche per malattie più generali e anche per altre infermità specifiche (disturbi agli occhi, in area francese; alla vescica, in area tedesca).

Altrettanto potente è considerato Biagio come protettore degli animali domestici e come propiziatore del raccolto; la data della sua festa (3 febbraio in Occidente, 11 in Oriente), che coincide in alcune regioni dell’Europa meridionale con quella della prima semina, si ricollega alla ritualità della benedizione dei semi.

Non c’è regione d’Europa che non conosca un culto di Biagio, o non vanti il possesso di sue reliquie.Egli è, tra l’altro, il patrono di Dubrovnik; un importante monastero gli era dedicato nella Selva Nera, in Germania; era titolare di una chiesa a Costantinopoli; miracolose reliquie si trovavano a Canterbury. In Baviera nel tardo medioevo il suo culto fu associato con quello di altri santi guaritori nel gruppo dei «Quattordici ausiliatori», che ebbe grande diffusione in tutto il mondo germanico e nordico nell’età moderna. In Italia il culto di Biagio è particolarmente diffuso al Sud, dove sono numerosissime le chiese a lui dedicate.

Caratteristici sono i riti per la sua festa, che prevedono la benedizione dei cibi e della gola con due ceri accesi incrociati e che si ricollegano direttamente alle istruzioni che, secondo la Passio, il santo diede alla madre del bambino guarito e alla vedova su come celebrare la sua memoria e invocare il suo aiuto. In alcune aree si procede anche alla benedizione dei semi, per propiziare il raccolto; altrove vengono mangiati dei pani rituali, attraverso i quali i fedeli ottengono la protezione dai malanni della gola.

Nelle rappresentazioni iconografiche il santo appare in abbigliamento da vescovo, talvolta con in mano un pettine di ferro, a rappresentare gli strumenti con i quali fu torturato; altre volte appaiono raffigurati o almeno simboleggiati i celebri miracoli della guarigione dei bimbo e della restituzione del maiale. Il simbolo più tipico è però quello dei due ceri incrociati, a ricordo del rito istituito da Biagio. Le raffigurazioni più antiche in Occidente risalgono all’XI sec. e diventano frequentissime nel basso medioevo, in concomitanza con il diffondersi della leggenda e del culto del santo. Fra le opere più celebri si possono segnalare una pala di Hans Memling nella Cattedrale di Lubecca e un dipinto di Cranach (raffigurante i Quattordici Ausiliatori) ora a Hampton Court.

BIBLIOGRAFIA – AASS Februarii, I, 334-357; PG, 16, 817-830; H. Ling Roth, Bishop Blaise, Martyr and Woolcombrors’Patron, Halifax 1915; K. Kúnstle, Ikonographie der christiichen Kunst, 11, Freiburg i.B. 1926, pp. 137-139; A. Pazzini, I santi nella storia della -medicina, Roma 1937, pp. 208-214; P. Chiesa, Le traduzioni dal greco: l’evoluzione della scuola napoletana nel X secolo, in «Mittellateinisches Jahrbuch», 24-25

(1989-1990), pp. 73-83.

BSS, II, 158-170; LMA, II, 226 e VI, 1283-1285.
P. Chiesa

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